La casa rossa

Tra il 1944 e il 1946, quando la nostra regione tentava una difficile e caotica transizione verso la democrazia, lasciando però irrisolti i conti lasciati apertidalla dittatura fascista, con la complicazione di una liberazione alleata non sempre amichevole con le nostre popolazioni civili, furono reclusi ex fascisti confinati politici, altri uomini imputati per gravi fatti di sangue conseguenti a tragici episodi di epurazione dal basso, scatenati da folle inferocite per la mancata epurazione istituzionale, ex militi della Decima Mas.
Tra il 1947 e il 1949, in pieno clima di guerra fredda, non meno dura di quella calda ma molto più lunga, arrivarono prima numerose donne straniere di tutta Europa ex- collaborazioniste o prostitute o sbandate al seguito degli Alleati o senza documenti: con loro erano internati tanti bambini, anch’essi rifiutati da tutte le società civili. Fu, poi, la volta di interi gruppi familiari di displaced persons di tutta Europa, e non solo: tra di loro soprattutto tedeschi ma anche albanesi musulmani, austriaci già cittadini italiani altoatesini che avevano optato con Hitler per la nuova cittadinanza e che ora erano detestati sia dai connazionali che dai nostri, jugoslavi non titini in fuga dal proprio paese, donne dei Sudeti tedescofoni sottoposte a brutali sevizie dai sovietici, perché già privilegiate dai nazisti, russi ortodossi non bolscevichi e cittadini di stati baltici, inseguiti da emissari dell’Armata Rossa, disertori di vari eserciti, ebrei stranieri cacciati dai campi alleati di raccolta per violazione di leggi italiane soprattutto nell’infuocata vigilia elettorale del 1948, ebrei polacchi indesiderati in patria (dove si assisteva a nuovi pogrom antisemiti, questa volta opera di polacchi e non di tedeschi), che speravano di emigrare in Palestina. Il più famoso internato di questo periodo fu il pittore lituano Viktor Tschernon, che affrescò interamente la cappella cattolica di Casa Rossa con temi ispirati al ciclo della vita di san Francesco e santa Chiara e con l’abside in stile bizantino. A questa terza stagione del Campo, visitato dai cronisti di tutta Italia, fu ispirata una nota pellicola, Donne senza nome. Le indesiderabili, del regista ungherese Geza van Radvanij, con un cast internazionale di attori davvero eccezionale.
Il campo è stato, di volta in volta, di internamento, concentramento, transito, confino, prigionia, per profughi. Non è corretta in sede storica la definizione di Casa Rossa come campo di accoglienza, diffusa in Puglia negli ultimi anni, forse per accreditare di nuovo, questa volta in salsa pugliese, il mito duro a morire degli italiani brava gente, che non ci ha ancora consentito di fare pienamente i conti con la nostra storia oscura degli anni della guerra, del dopoguerra e della faticosa transizione alla democrazia.

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